Oggi ti portiamo in un luogo inusuale, fuori dal turismo di massa, sconosciuto ai più: Carsulae, parco archeologico in Umbria, dove potrai fare pic nic tra le antiche rovine romane, assistere a dei festival folk, dipingere il panorama e goderti la natura.

Le giornate di sole e l’aria tiepida mi fanno sempre venire in mente le gite intorno a Terni, la città dove sono cresciuta.
Quando ero bambina, nelle domeniche di tarda primavera, i ternani si arrampicavano sui monti circostanti per scampagnate, grigliate e pic nic. A Pasqua si apriva la stagione delle gite sui “prati” (ovvero qualsiasi distesa erbosa fuori città): si partiva carichi di tavolino da campeggio, sedie, plaid, borse frigo e si passava la domenica o la giornata di festa immersi nel verde. Noi bambini giocavamo a palla, alle corse, a ruba fazzoletto, a racchettoni, i grandi si crogiolavano al sole, chiacchierando o pisolando.
Durante la mia adolescenza e giovinezza, finito il periodo delle gite in famiglia, la tradizione continuava: le domeniche pomeriggio si andava sui “prati” per stare con gli amici, incontrare persone nuove, incrociare il belloccio di turno per cui avevamo l’ultima cotta stratosferica.
Una di queste destinazioni per le scampagnate era Carsulae. Hai mai sentito parlare di “Carsulae“? No? Peccato.

Carsulae era una città romana situata vicino San Gemini (TR) di cui rimangono delle rovine che da qualche anno costituiscono un parco archeologico misconosciuto ai più. E qui si alza il mio lamento: why, oh why, le genti non conoscono Carsulae??? La bella Umbria è piena di angoli inesplorati e questo è uno di essi; per questo motivo voglio portarti con me in una gita a Carsuale, così la prossima volta che visiterai l’Umbria non te lo lascerai sfuggire.

Quando andavo da ragazzina a Carsulae il parco non era ancora un parco, ma era una zona aperta a tutti. Si parcheggiava su una strada bianca tra i campi, ci si sedeva a mangiare sulle rovine. Ci si rincorreva in tondo in uno dei monumenti funerari, si faceva lo struscio sulla vecchia via Flaminia, cercando di non inciampare sui sassi consumati dai secoli, si giocava a pallone sui prati tra un masso e l’altro.
Per questo Carsulae, per gran parte della mia vita, è stata data per scontato: non era niente di speciale, era un posto come un altro dove andare a fare scampagnate nelle belle giornate.
Poi sono andata via da Terni, ho viaggiato un po’ e, quando sono tornata, l’ho vista con gli occhi da straniera: un posto unico, sottovalutato e ingiustamente poco frequentato dai turisti.
Finalmente, tra fine anni novanta e inizio anni duemila, Carsulae è divenuto parco archeologico. Alleluja, mi vien da dire! Ora vi si accede pagando un biglietto (5€), si possono avere delle visite guidate ed è curato e protetto. Ogni tanto vi avvengono nuovi scavi: infatti la Carsuale emersa è solo una parte delle rovine della città, che sono ancora da scoprire, nascoste sotto i prati su cui giocavo da bambina.
Fondazioni o organizzazioni arrivano da tutto il mondo per fare degli scavi: gli ultimi sono stati eseguiti da “Australian Carsulae Archaeological Project” della Macquarie University. Ogni anno, questa università australiana porta degli studenti sul sito archeologico; scavano, scavano, scavano e recuperano minuzie di ogni tipo, dai frammenti di vasi e piatti alle monete, tutti piccoli elementi che aiutano gli studiosi a ricostruire la storia e la vita della città.

Qualche tempo fa, decisi di portare a Carsualae la mia amica Caridad, pittrice americana, perché ero sicura che le sarebbe piaciuta come location per i suoi dipinti. Partimmo un sabato di settembre e in una mezz’ora, da Terni arrivammo al parcheggio del parco. Dal parcheggio con una breve passeggiata nel verde si arriva alla biglietteria, dove prendemmo il biglietto e la brochure con gli eventi della stagione. Eh sì, perché a Carsulae succedono cose! Non è solo un parco ma anche una location per eventi: concerti, manifestazioni folk, e via dicendo. Chi l’avrebbe mai detto? Io no di sicuro.

Scorcio dell’anfiteatro, un Colosseo in miniatura solo parzialmente emerso dagli scavi.

Dalla biglietteria si entra nel parco: una strada porta alle rovine, scendendo la collina. Il teatro e l’anfiteatro sono i primi edifici che si possono vedere; e poi la basilica, la piazza forense, vicino alla quale trovammo un bell’albero sotto il quale piazzarci con il nostro occorrente per il pic nic.
Caridad scelse la visuale per il suo dipinto: c’è davvero l’imbarazzo della scelta, la scena è davvero bella; il monte, le rovine, i prati, gli alberi… E infatti presto ci accorgemmo che non eravamo sole in questo intento artistico, un gruppo di signore era sparso per le rovine, facendo schizzi o dipinti dei ruderi, degli alberi, degli edifici.

Dentro la chiesa dei Santi Cosma e Damiano (XI sec) una pittrice Australiana dipinge.

Ci avvicinammo curiose e, scambiando due chiacchiere, scoprimmo che era un gruppo di turiste australiane che ogni anno vengono in Umbria a tenere dei corsi di pittura e disegno presso un artista, anche lui australiano, che risiede a Orvieto. Mentre le signore di ogni età scorrazzavano per l’antica città, notavo che c’eravamo solo noi: una pace quasi assoluta. Vento, uccellini, sole non troppo caldo… sarei rimasta lì forever.

Solo nel primo pomeriggio iniziammo a udire suoni estranei e strani: pronto pronto prova. Pronto! Prova! Qualcuno parlava al microfono. Cos’era? Andammo a vedere, cogliendo l’occasione per esplorare un pezzo in più di parco. Il viale alberato della vecchia via Flaminia mi ha fatto sempre pensare, da bambina come ora, a quante persone sono passate su quella strada nei secoli. Cammino sui sassi consumati e penso ai piedi e agli zoccoli di cavallo che hanno consumato la roccia, per andare chissà dove. Non c’è memoria di tutte le persone che hanno abitato a Carsulae, solo supposizioni. Faremo anche noi quella fine?

La vecchia via Flaminia, che congiungeva Roma a Rimini. Questo ramo fu abbandonato quando Carsulae divenne disabitata, presumibilmente a causa di terremoti e smottamenti.

Filosofeggiando e cercando di non inciampare sui solchi dei larghi sassi della via Flaminia, arrivammo all’arco di San Damiano e scoprimmo che nella radura antistante si stava tenendo un festival del folklore che ha luogo a Terni e Carsulae. Ogni anno, tra fine agosto e inizio settembre, gruppi folkloristici da tutta Italia e Europa arrivano in questo angolo di Umbria per incontrarsi e diffondere le antiche tradizioni di canto e ballo. Peccato non si sappia! Quella volta c’eravamo solo noi e i familiari dei gruppi. Gli stranieri secondo me apprezzerebbero molto, è davvero un bello spettacolo. Una tarantella e via, l’anima è più leggera, una polka e vien voglia di ballare.

Folking Carsulae: classica danza intorno al palo di maggio.

Per noi la giornata finì poco dopo; rientrammo a casa con l’azzurro del cielo e il verde dei prati e dei boschi negli occhi, ripromettendoci di tornare presto in questo luogo speciale.

Per te, cara lettrice o caro lettore, il mio invito è quindi di fare una gita a Carsulae. Scegli un giorno di bel tempo, in primavera o fine estate, munisciti di cestino da pic nic e vai a scoprire la città romana dimenticata in mezzo alle colline umbre.

Consigliato a:

  • Amanti della natura
  • Artisti in cerca di scorci unici
  • Esploratori della domenica
  • Appassionati di archeologia

Informazioni:

  • Sito con tutte le informazioni;
  • Costo biglietto: 5€;
  • Mappa per arrivare;
  • Carsulae è a circa 30 minuti da Terni, 90 minuti da Roma, 55 da Perugia;
  • È possible arrivarci in macchina, purtroppo non ci sono mezzi pubblici che raggiungano il parco;
  • I sentieri sono adatti a tutti, bambini, adulti e anziani, senza problemi di mobilità.
Mi occupo di formazione per artigiani, ho vissuto un po’ in giro per l’Italia (Sulmona, Rimini, Genova, Brescia).
Da qualche anno sono stazionata a Terni, nella bellissima Umbria, punto di partenza ottimale e ben collegato per andare su e giù per la penisola, cosa che faccio spesso per lavoro e per piacere. Sono appassionata di libri e musica, parlo col mio gatto Assurbanipal (detto Popo) e faccio il tifo per le donne, sempre.
Luoghi del cuore: il mio angolo di Umbria, le terre di Siena e Firenze, l’Irlanda.
Dove vorrei andare: Scozia, Nuova Zelanda e qualsiasi posto da cui si veda l’aurora boreale.
Mezzo di trasporto preferito: i libri, il treno.
Luoghi letterari preferiti: locanda Almayer, le città invisibili (tutte), Macondo.